giovedì 17 maggio 2012

Conte Giuseppe Lechi - Collezione Gaetano Ciotola

Generale di Divisione - Repubblica Cisalpina 1800

Giuseppe "Joseph" Lechi (Aspes, 5 dicembre 1766 – Montirone, 9 agosto 1836) è stato un generale, giacobino e patriota italiano.

Figlio primogenito di Faustino Lechi, il generale Giuseppe Lechi fu già in vita considerato uomo di grandi luci e ombre ("oscure e torbide"), temerario e spregiudicato simile in questo allo zio il Conte Galliano Lechi. Il nonno Pietro fu un noto massone ed illuminista.

Nato cittadino della Serenissima Repubblica intraprende la carriera militare nell’esercito austriaco raggiungendo il grado di capitano. All’arrivo di Napoleone in Italia, influenzato anche dal fratello Giacomo, organizza e conduce con i fratelli Teodoro e Angelo ed altri amici, tutti membri della società segreta del "Casino dei Buoni Amici", la Rivoluzione bresciana del 18 marzo 1797.

Giuseppe entra quindi nel governo provvisorio di Brescia ed organizza la Legione bresciana che il Bonaparte invia in Emilia e nelle Marche e quindi nell’Italia centrale. È a Città di Castello che avviene il famoso episodio della discussa donazione a Giuseppe Lechi da parte della città del quadro dello Sposalizio della Vergine di Raffaello, oggi conservata a Milano presso l'Accademia di Brera.

Nella primavera del 1799 è in campagna militare in Valtellina intento a domare le rivolte anti-francesi. All’arrivo degli austro-russi Giuseppe si ritira con i suoi soldati a Digione per essere incorporato nella Legione italica comandata dal Generale Teulié. Ritornato in Italia con Napoleone combatte a Marengo (14 giugno 1800) dove è nominato Generale di divisione sul campo.

Dopo la Pace di Luneville (9 febbraio 1801) diviene comandante di divisione sotto Gioacchino Murat e, contemporaneamente, entra nel nuovo Corpo legislativo della Repubblica italiana.

Sempre più legato al circolo murattiano, il generale Lechi aderisce alla Massoneria di rito scozzese (dove diverrà Gran Maestro del Grande Oriente di Napoli) e si unisce a quei gruppi di patrioti che propugnano l'ideale dell'Unità d'Italia segnando così la nascita del Risorgimento italiano.

Nel 1804, agli ordini del generale Saint-Cyr, Giuseppe Lechi partecipa alla conquista del Regno di Napoli combattendo nelle regioni adriatiche. Nel 1805 è di nuovo a Napoli al seguito di Murat e Giuseppe Bonaparte al quale anche si legherà strettamente di amicizia e fedeltà personale.

Negli anni 1808 e 1809 "Joseph" Lechi è in Spagna al servizio di Giuseppe Bonaparte che ha ceduto il regno di Napoli a Murat; alla guida di un contingente di truppe italiane conquista la città di Barcellona e ne diventa temporaneamente il governatore.

Sottoposto a processo in Francia nel 1809 (apparentemente per accuse relative a violenze, prevaricazioni, malversazioni e abusi) cade in disgrazia ma non viene condannato ed è invece rinviato a Napoli al servizio dell'amico, il nuovo Re, Gioacchino Murat.

È anche coinvolto nelle cospirazioni del generale Domenico Pino, probabilmente anche come rappresentante di Murat nel complotto.

Il 31 gennaio 1814 Giuseppe è governatore della Toscana e in questa veste consegna Livorno agli Inglesi nel corso del tentativo di Murat di ottenere una pace separata con l'Austria. Nel 1815 è sempre al fianco di Murat nella sua ultima disperata resistenza contro gli austriaci nella Battaglia di Tolentino (2-3 maggio 1815). Catturato, rifiuta di giurare fedeltà al nuovo regime asburgico e rimane prigioniero in carcere a Lubiana fino al 1818.

Liberato si stabilisce nella villa di famiglia a Montirone presso Brescia e si sposa con Eleonora, figlia del Pari di Francia Simeon. Muore di colera a Montirone nel 1836.

Fonte: Wikipedia

Collezione: Gaetano Ciotola

martedì 15 maggio 2012

Generale di Divisione La Riboisiere - Collezione Getano Ciotola

Moskova 7 sept 1812 - Campagna di Russia

La scena è tratta da un quadro di Gros.

Rappresenta la mattina del 7 Settembre 1812 nella battaglia della Moskova in cui il Generale di Divisione La Riboisière, Comandante in Capo dell'artiglieria della Grande armata da il suo saluto di addio al Figlio , Luogotenente del 1° Reggimento Carabinieri che quel giorno morì nel corso di una delle tante cariche dei Carabinieri a Cavallo.

Il Generale La Riboisiere morì il 21 Dicembre 1812 a Koenigsbergs a causa delle fatiche della campagna di Russia.

Collezione: Gaetano Ciotola

mercoledì 9 maggio 2012

Ufficiale Francese dei Cacciatori a Cavallo della Guardia - Collezione Gaetano Ciotola


Versione con cavallo
La Guardia imperiale ebbe origine dalla Guardia consolare (Garde des consuls), creata il 28 novembre 1799 dalla fusione della Guardia del Direttorio (Garde du Directoire exécutif) con i granatieri della Convenzione nazionale (Grenadiers près de la Représentation nationale). Tali formazioni ebbero come loro principale fine la sicurezza delle branche esecutiva e legislativa della Prima Repubblica francese, e contavano su un piccolo numero di uomini, circa un migliaio.

La Guardia consolare assunse il nome di Guardia imperiale (Garde Impériale) il 18 maggio 1804.

In origine era costituita da granatieri a piedi, a cavallo e da alcune unità di artiglieria; fu su tali unità che Napoleone si appoggiò per il colpo di Stato del 18 brumaio.

Se inizialmente il compito principale della Guardia era la protezione dell'Imperatore, rapidamente divenne una unità combattente formando la riserva e la spina dorsale dell'esercito. Servendo da modello alle altre truppe, doveva essere irreprensibile, rinforzando la coesione fra le altre unità con la propria sola presenza e condotta.

La Guardia portava un'uniforme più prestigiosa e di taglio migliore rispetto alle truppe normali, ed un armamento particolare. La paga era superiore, il rancio migliore; aveva priorità nei rifornimenti durante le campagne, e in tempo di pace aveva spesso il privilegio di acquartierarsi a Parigi. Possedeva un proprio corpo musicale e in combattimento sfoggiava l'alta uniforme (tranne che a Waterloo).

Nel 1804, la Cavalleria della Guardia consisteva di due reggimenti, i Cacciatori a Cavallo e i Granatieri a cavallo, oltre ad una piccola unità di élite di Gendarmi e uno squadrone di Mammelucchi. Un terzo reggimento fu aggiunto nel 1806, il Regiment de Dragons de la Garde Impériale (più tardi conosciuto come Dragoni dell'Imperatice). In seguito alla Campagna in Polonia del 1807, fu aggiunto un reggimento di Lancieri polacchi, il Regiment de Chevau-Légers de la Garde Impériale Polonais. L'ultima aggiunta fu fatta nel 1810, con un altro Reggimento di Lancieri, questa volta creato con reclute francesi e olandesi, il 2e Regiment de Chevau-Légers Lanciers de la Garde Impériale o Lancieri rossi. La Cavalleria della Guardia fu coinvolta in diverse battaglie, e con scarse eccezioni dimostrò il proprio valore in azione. Forse il più famoso episodio nella storia della Cavalleria della Guardia fu la carica dei Lancieri polacchi nella Battaglia di Waterloo, dove, affiancati dai Corazzieri, sbaragliarano gli Scots Greys e la Union Brigade.

Fonte: Wikipedia

Collezione: Gaetano Ciotola

lunedì 7 maggio 2012

Ufficiale Polacco degli Ussari - Collezione Gaetano Ciotola

Aiutante di Campo

Il diffondersi degli ussari tra le file dell'esercito polacco ricalcò la loro precedente comparsa nel Regno d'Ungheria. Nel 1500, stando agli archivi della tesoreria del Regno di Polonia, alcuni mercenari serbi esuli del principato di Raška (chiamati per questo Racowie nei documenti polacchi) vennero arruolati nei ranghi della cavalleria leggera regia.

Nel 1503 il Sejm (Parlamento) sancì la formazione del primo reggimento di husaria, riunendo inizialmente tre stendardi di mercenari ungheresi ma finendo poi con l'arruolare anche polacchi e lituani. Ancora strettamente legati al vecchio modello di cavalleria leggera degli ussari serbo-ungheresi, gli husaria non si distinsero particolarmente nelle battaglie di Orsza (1514) ed Obertyn (1531). Il materiale iconografico dell'epoca (fondamentale il dipinto Battaglia di Orša conservato al Museo Nazionale di Varsavia) ci conferma, nell'equipaggiamento di questi primi reggimenti di husaria, il perdurare del modello serbo-ungherese: i cavalieri sono armati di lancia, scimitarra di tipo turco e scudo ungherese; mancano completamente elmi e corazze. Già al principio del XVI secolo gli husaria si caratterizzando per la particolare vivacità dei colori delle loro giubbe imbottite e per il singolare copricapo (colbacco) di pelliccia, ornato di penne, che portano in battaglia.
Intorno al 1550, complice il contatto, nelle regioni dell'Ucraina contese tra il Regno d'Ungheria e la Polonia, tra gli ussari serbo-ungheresi e la vecchia cavalleria pesante polacca (Obrona potoczna), l'armamento e l'equipaggiamento degli ussari iniziò ad irrobustirsi. La riforma dell'esercito polacco-lituano voluta dal Re di Polonia Stefan Batory(regno 1576-1586), già voivoda (principe) di Transilvania, a partire dal biennio 1574-1576, completata intorno al 1590, portò alla definitiva creazione degli ussari alati, amalgamando il vecchio modello di ussari con la cavalleria pesante per creare un corpo d'élite cui accedevano ormai non più guerrieri fuoriusciti ma i membri della nobiltà polacco-lituana, gli szlachta. Fu sempre durante il regno di Batory che vennero apportati significativi cambianti all'armamentario degli ussari; proprio in questo periodo infatti si diffuse l'uso di pesanti spade ricurve basate sul modello della scimitarra, le Batorówke da cui svilupparono successivamente le szable (sciabole).

La vittoria polacco-lituana nella Battaglia di Lubiszew, nel 1577, aprì l'Età d'Oro degli husaria che per oltre un secolo (Battaglia di Vienna, 1683) rimasero invitti sul campo dimostrandosi sempre l'elemento determinante nelle vittorie delle truppe confederate. Esemplare il caso della Battaglia di Klushino, durante la Guerra polacco-moscovita (1605-1618), dove i polacco-lituani, nonostante lo svantaggio numerico di 5 a 1, riuscirono a sconfiggere pesantemente i russi grazie agli ussari alati. Tra le più cocenti sconfitte degli husaria figura invece la Battaglia di Zhovti Vody, durante la Rivolta di Khmelnytsky (1648-1657).

I reggimenti di ussari alati, Towarzysz husarski, raggiunsero l'apice della propria potenza nel 1621, quando l'esercito della corona poteva disporre di ben 8.000 unità di ussari agli ordini diretti del Grand Hetman.

Con lo scemare della ricchezza e della potenza del Regno di Polonia, unitamente alle massicce evoluzioni nell'arte della guerra europea (v. Battaglia di Klissow nel 1702), i reggimenti di ussari alati, costosissimi da mantenere e sempre meno funzionali da un punto di vista strategico, vennero sistematicamente ridotti. L'unità venne sciolta definitivamente nel 1775 dal Sejm, che integrò i reggimenti rimasti nelle cosiddette "Brigate di Cavalleria Nazionale".

FONTE: Wikipedia

Collezione: Gaetano Ciotola

venerdì 4 maggio 2012

Lasalle, Generale - Collezione Gaetano Ciotola

Generale della Brigata Infernale 1806


"Un ussaro che a trent'anni non è ancora morto è un vigliacco!"

Lasalle ‹lasàl›, Antoine-Charles-Louis, conte di Collinet. - Generale (Metz 1755 - Wagram 1809).

Partecipò alle campagne del Reno, della Mosella, d'Italia; poi in Egitto.
Accrebbe la sua fama nella battaglia di Austerlitz e nelle guerre di Prussia, Spagna, Austria (a Essling, sul Raab e a Wagram, dove rimase ucciso).
Fu uno dei più audaci condottieri di cavalleria dell'epoca della Rivoluzione e dell'Impero.

Autore della miniatura:
Claudio Signanini


Collezione: Gaetano Ciotola